Fotografia estratta da album di famiglia.

Fotografia ambulante e le trasformazioni del ritratto fotografico nel primo quarto del XX secolo

Fotografia ambulante, Storia del ritratto, carte de visite

Dall’introduzione e sviluppo del mercato fotografico nel passaggio tra il 1840 e il 1850, l’attività dominante è stata circoscritta al business del ritratto. Così è stato dai primi dagherrotipi fino alla normalizzazione delle cosiddette carte-de-visite nel 1860 e alla moltiplicazione di formati e prezzi nell’ultimo quarto di secolo. Tuttavia, negli anni 1880 l’implementazione della procedura delle lastre al gelatino-bromuro permise di ottenere fotografie istantanee e, di conseguenza, di liberare la macchina fotografica dal treppiede. Inoltre, rese possibile la produzione di negativi prefabbricati su scala industriale. Un’opportunità che metteva da parte, fino ad allora, la dipendenza dal laboratorio per la preparazione di questi immediatamente prima del loro utilizzo.

Questo insieme di facilitazioni (istantaneità, mobilità della macchina e materiale prefabbricato su scala industriale) aumentò le possibilità visive e professionali della fotografia. Lo dimostra, in modo paradigmatico, l’emergere della figura del fotoreporter o il maggiore impatto della fotografia nel campo scientifico sin dal 1890.

Per quanto riguarda il fotografo egemone fino a quel momento, il ritrattista, questa atomizzazione di opzioni non comportò il suo esilio ma una profonda trasformazione in termini di stato professionale, attività commerciale e competizione lavorativa.
Dagli anni 1900 si iniziarono a tenere le prime assemblee di fotografi professionisti, mentre cominciavano a nascere associazioni di categoria per ritrattisti, fino ad allora inedite. Questi movimenti associativi rispondevano alla necessità di affrontare una mappa commerciale immersa in rapidi e profondi cambiamenti.

Non solo cresceva il numero di gallerie di ritratti nelle città, ma da un lato venivano inaugurati nuovi stabilimenti di fotografia automatica; e dall’altro, apparivano incessantemente nuovi fotografi ambulanti che, con una macchina fotografica a cassetto e senza la necessità di uno studio, cominciavano a occupare in modo evidente il suolo pubblico delle città, così come gli spazi delle fiere e delle zone di divertimento, in spiaggia o in campagna.

Cosa intendiamo per fotografo ambulante in questo periodo della storia? La prima accezione del termine è, infatti, concomitante alla stessa diffusione della tecnologia fotografica.

I fotografi ambulanti

Sin dai suoi inizi, a metà dell’ottocento, il ritratto fu praticato da fotografi ambulanti che saltavano da città a città, poi da paese a paese, per offrire un servizio che in quel tempo non godeva della ubiquità attuale. L’ambulante era, quindi, il modo per tracciare le linee di diffusione e omogeneizzazione di un prodotto culturale della modernità come era la fotografia.

Tuttavia, riteniamo sia necessario considerare alcune differenze tra questo primo ambulante, di tipo distributivo, che si manterrà per la prima metà del 1900, e quello che emerge alla fine del XIX secolo con nuovi procedimenti e supporti come il ferrotipo e poi la cartolina. Un ambulante che occupa, normalmente, spazi già immersi nella cultura fotografica e che viene a offrire un servizio commerciale e rappresentazionale inedito. Pertanto, un ambulante che trascende il semplice andare da un luogo all’altro per ramificarsi in diverse modalità di fotografo. È qui che collochiamo i nuovi ritrattisti: il minutaro e il regista. Due categorie i cui fotografi sono, per la maggior parte, anonimi.

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