Passeggiata Eur – roma
Roma, Agosto. Il sole si abbassa lento dietro le geometrie dell’Eur, tingendo di rame le facciate squadrate del Palazzo della Civiltà Italiana. La mia Zenza Bronica, fedele compagna di visioni, è già pronta: il click del suo otturatore è come un battito di cuore, un respiro che cattura l’anima del quartiere.
L’Eur non è solo architettura razionalista. È un sogno sospeso tra passato e futuro, un palcoscenico dove la luce danza tra marmo e cemento. Attraverso il mirino della Bronica, ogni dettaglio si amplifica: le ombre si allungano come pensieri, le linee si rincorrono in prospettive infinite. Il Palazzo dei Congressi sembra una nave spaziale atterrata in un tempo sbagliato.
Cammino tra i viali alberati, il rullino carico di attese. Ogni scatto è una dichiarazione d’amore: alla simmetria, alla solitudine elegante di un quartiere che non chiede di piacere, ma di essere compreso. Una coppia passeggia lontana, i loro passi silenziosi come le nuvole sopra la Nuvola di Fuksas, che si gonfia e si sgonfia nel mio obiettivo come un pensiero astratto.
La Bronica non perdona. Ogni fotogramma è verità. E l’Eur, in questa sera romana, è una verità che brucia piano, come la pellicola che si impressiona sotto la carezza della luce.
Alla fine, mentre il buio avanza e le luci artificiali iniziano a disegnare nuovi contorni, so che ho catturato qualcosa di più di un’immagine. Ho catturato un sentimento. Un’architettura dell’anima. Un frammento di Roma che non si mostra, ma si lascia scoprire.
Potrebbe diventare una bellissima mostra fotografica.
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