La cabina fotografica, oggi simbolo di creatività, spontaneità e ricordi istantanei, affonda le sue radici negli anni ’20, quando una straordinaria intuizione trasformò per sempre il modo di “scattarsi un ritratto”. Il 2025 ha celebrato 1 cento anni dalla sua nascita.
L’inizio di tutto: New York, 1925
La prima vera cabina fotografica moderna fece la sua comparsa nel 1925 a Broadway, New York, grazie all’inventore Anatol Josepho. La sua creatura, chiamata Photomaton, permetteva agli utenti di sedersi dietro una tenda, inserire una moneta e ottenere otto fotografie sviluppate in circa 10 minuti, un’autentica rivoluzione per l’epoca.
In pochi mesi, oltre 200.000 persone provarono questa nuova esperienza, decretandone un successo immediato e segnando l’inizio di un fenomeno culturale destinato a diffondersi in tutto il mondo.
Una vera e propria stregoneria per l’epoca, tant’è che centinaia di persone si mettevano in fila ogni giorno sin dalle 4 del mattino, aspettando il proprio turno per avere il proprio ritratto fotografico. Photomaton sarebbe diventato il nome generico delle cabine fotografiche. Anatol Josepho ha poi rivenduto il suo brevetto nel marzo 1927 per 1.000.000 di dollari a Henry Morgenthau. Lo stesso anno, un investitore britannico ha acquistato i diritti di sfruttamento per l’Europa. Da lì, è stato lanciato il concetto di cabina fotografica automatica e altre cabine simili sono apparse su entrambe le sponde dell’Atlantico. La cabina fotografica Photomaton nella forma in cui la conosciamo oggi è stata ridisegnata da Philippe Starck nel 2010.
In Italia la cabina fotografica arriva invece circa mezzo secolo fa con la Dedem, ancora oggi azienda leader nel settore; sono le famose fototessere, che arrivano per la prima volta a Roma in Galleria Colonna: per centro lire, quattro ritratti, in circa tre minuti. In breve tempo, come a New York, la fila diventa immensa.
Le origini ancora più lontane

Sebbene la cabina fotografica come la conosciamo oggi sia nata nel 1925, le prime forme di macchine fotografiche automatiche risalgono al 1889, quando alcune invenzioni presentate all’Esposizione Universale di Parigi tentarono per la prima volta di automatizzare il processo fotografico. Erano prototipi ancora imperfetti e poco pratici, ma segnarono l’inizio della strada che avrebbe portato al Photomaton.
Perché la cabina fotografica è ancora così amata
Dai ritratti in bianco e nero degli anni ’30 alle moderne versioni digitali con filtri, effetti e condivisione istantanea, le cabine fotografiche hanno mantenuto viva la loro magia:
- catturano momenti spontanei,
- sono un’esperienza divertente e accessibile,
- si adattano alle tecnologie e ai linguaggi di ogni epoca,
- continuano a essere presenti in eventi, feste e spazi pubblici.
Un simbolo che non passa mai di moda
Dal vintage al digitale, la cabina fotografica rimane una piccola grande icona della cultura visiva: un luogo racchiuso da una tenda dove, per qualche istante, ognuno può essere se stesso. Ancora oggi rappresenta l’incontro perfetto tra innovazione, creatività e memoria.
Il photo Booth
Il Photo Booth oggi ci permette di continuare a sognare e di condividere in modo semplice il nostro scatto, aggiungendo la possibilità di sharing immediato sui social, oltre alla tradizionale stampa della polaroid, che ognuno di noi conserva senz’altro gelosamente e con un po’ di nostalgia.

